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La Civiltà dell'acqua

società editrice di MILANOAMBIENTE

L’associazione nasce alla fine degli anni ’70, quindi abbiamo storia da raccontare. Molti di noi erano ragazzi di periferia con a cuore il destino della nostra città. Voci inascoltate ma sempre presenti. Il pallino ovviamente era lo stare insieme in una città a misura d’uomo con un’attenzione per la cultura delle acque, della lotta alla cementificazione e, in sintesi, per la gigantesca questione ambientale.
Siamo cresciuti in periferia: “la dove la città va spaesandosi dolcemente nella campagna”, senza torri e pinnacoli o, peggio, “boschi” di cemento verticale. Abbiamo sperato in una città senza auto e senza forni di incenerimento, una città dove si trovasse la fine. E invece dopo la città altra città. Senza fine. 

 

Cosa facevamo e cosa faremo ora.


Tra le parecchie medaglie al merito alcune cose del passato: abbiamo pensato e voluto un parco agricolo a Milano: il “Parco dei Fontanili”. Ora altro non è che un luogo di ricreazione per cuori solitari. Abbiamo dato vita ad una rivista nel lontano 1988, “Milano Ambiente", di cui questo blog è una traduzione contemporanea.Ci siamo uniti allora a coloro che volevano vie d’acqua navigabili e fruibili e ora speriamo, per il bene della città, che nulla sia fatto.
Dopo EXPO abbiamo compreso e percepito la sconfitta delle buone intenzioni, abbiamo capito che il “genius maleficus” che regge il mondo ha vinto e impera facendo propri anche i buoni propositi nei confronti dell’ambiente e della natura. Faremo del nostro meglio per fare informazione e formazione, senza piangerci addosso.

 

Gli scopi

 

Svelare gli inganni e percorrere nuove strade, farsi portatori di idee e passioni certamente
controcorrente. Itemi affrontati nel passato sono sempre più urgenti, dalla “plastica”
rappresentazione della realtà, che ci rende immagini più che contenuti, proveremo a tracciare un solco per rifondare il modo di vivere, dal passato il meglio e nel futuro il possibile senza fare male al pianeta.

 

Abbiamo l’obbligo di pensare “lungo” in un pianeta che ragiona solo in termini economici,
sostenibili o circolari che siano.

Bisogna, a volte, scegliere e farlo rapidamente: questo è uno di quei momenti. Scegliere di fare un giornale stampato, ancora sulla carta come una volta, è la prima scelta, fondamentale e decisamente anticiclica. Di poi l’offerta di cultura e informazione, anche in questo caso siamo decisamente fuori luogo, privilegiamo l’approfondimento, che non si può ridurre a 140, 1000, 2000 caratteri, lasciamo tutto lo spazio che serve per riflettere, raccontare, discutere e proporre.


Perché a Milano?

 

Perché di Milano si vuole solo parlare bene, quasi che i tram siano solo ora in perfetto orario, eppure la memoria della “Milano da bere” si ripresenta come una vecchia e
malandata baldracca, e per ciò vale la pena di raccontare un’altra Milano.
Perché un foglio locale, forse parlare di fatti cosmici ha francamente impedito di guardare il nostro giardino sempre meno verde e poi Milano è il migliore specchio del Paese. Pensare globalmente e agire localmente, così si diceva tanto tempo fa, per raccontare le grandi migrazioni racconteremo fatti dall’altro mondo, per verificare cosa si sta facendo per il pianeta altrove, anche questo racconto sarà senza sconti e senza ipocrisie.

Perché bianco e nero, anche la scelta dello stile che adottiamo affonda le radici nel segno rupestre dei nostri progenitori, segni di china e incisioni sono la giusta evoluzione del vedere e rappresentare la realtà con la grazia del tratto, “selfie”, o per meglio dire autoscatti, senza trucco e parrucco sono le immagini della rivista:artisti, anche in erba, ci regaleranno illustrazioni fissate con occhio critico, carico di emozioni e sogni. Nero su bianco, senza colori e ritocchi, come la nostra scrittura che prenderà posizioni nette e, soprattutto, articolate e ragionate. Perché su carta, forse per lasciare tracce oltre l’immateriale mondo virtuale. O, più semplicemente, per sentire l’odore dell’inchiostro sulla carta e il rumore dei fogli sfogliati, per appuntare lungo i bordi le immediate considerazioni. E infine perché troviamo la carta stampata come il giusto tabernacolo della cultura, quella con la C maiuscola. Vogliamo, come Petrarca, che i nostri lettori apprendano con fatica ciò che con fatica abbiamo scritto. Infine amiamo il bello, ci picchiamo di diffondere uno stile grafico unico e immutabile nel tempo.

 

Siamo sicuri che vi ricorderete di Milano Ambiente, al di la della nostra breve e, spesso “inutile”, esistenza.