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LO SPETTRO NEL CASTELLO

Il male invisibile che si è insediato nella fortezza del mondo occidentale destabilizza le nostre certezze e le nostre vanità. Dura lex, sed lex, la Natura ci lancia il suo monito.



di Guido P. Broich

Professore a.c. titolare di Corso Ufficiale presso al Scuola di Specializzazione in Medicina Legale dell' Università degli Studi di Ferrara.

Membro dell’Editorial Board delle rivista indicizzata Anticancer Research




Uno spettro circola in Europa. Piccolo, invisibile e letale. Salta da uomo a uomo, si nutre dei contatti, della vicinanza, degli affetti. Potremmo dire che è un male perverso, male non perché esiste, ma perché antitetico al bene. Anche qualora non ci porta alla morte, ci allontana dalla vita, ci divide, separa, impedisce la convivialità, il contatto fisico, ci isola. Un male cabalistico della mancanza, una esistenza non perché è, ma perché l’essere vero si è ritirato. Il vuoto creato dal non essere.


Uno spettro che viene da oriente come lo fece la luce sapienza e ci fece uscire dalla nostra animalità. Ex Oriente lux, ex oriente mors. Un ciclo di nascita e morte, di evoluzione spengleriana della cultura e della vita.


Tutta la nostra ricchezza moderna è basata sulla unione fluida degli uomini, su condivisione, scambio e commercio di quanto a cui riconosciamo un valore. Esso è ormai lontano dai monasteri delle riflessioni solitarie, della felice unione poligamica tra poltrona, libro, sigaro e distillato e il loro padrone e Signore, l’uomo. La sua realtà è quella del formicaio del bazar, della vita multiforme e anomica, plasmatica e proteomorfa ed eccitante, della realtà vissuta e sopratutto dimostrata. Qui il nostro piccolo fantasma introduce la peggiore delle anomalie. E non è certo la morte individuale in un formicaio brulicante di vita, ove il numero ha ormai sopravanzato ogni altra riflessione, nossignori. Alla morte pone rimedio veloce e assoluto la nascita, non vi è dubbio! Se mai il rinnovo portato dal nostro piccolo protagonista è visto con soddisfazione malcelata da molti, che vedono nella vecchiezza un fastidio, un’anomalia esecrabile. No, la morte dei vecchi è vista come una necessità e non turba questo nostro mondo moderno, così lontano da Confucio come la terra da sole. Il pericolo vero che il nostro piccolo ospite porta tra le formiche è il suo essere muro, sepimento, ostativo fisico alla naturale promiscuità alla quale esse portano religiosi doni in raduni oceanici, opinioni maggioritarie e convinzioni ferree. La divisione fisica è insopportabile, sopratutto per coloro che di sopportazione sono del tutto ignari, e l’ansia regna sovrana.


Vi è poi l’impatto economico del nostro amico oscuro. Questo nostro stanco e favoloso mondo dall’impronta europea trae la sua ricchezza non dalla fruttifera terra, solida e costante, ma dal mercantile interscambio, dal miscuglio di popoli e beni, in una miscela che diventa fondamento al nuovo mondo da molti adorato, da alcuni temuto ma a cui nessuno è estraneo. E’ talmente ricco da dover creare effimeri bisogni per evitare che il popolo viva in peccaminoso ozio ma venga trattenuto al lavoro, incatenato dai propri desideri iniettati da un pensiero straniero come il ramo domestico in una pianta selvatica.


Ed è proprio questo mondo che il nostro terrorista rivoluzionario aggredisce, è questo che lui distrugge. Togliendoci i viaggi, i contatti umani, le masse brulicanti nei bazar, la euforia della creazione di sempre nuovi bisogni. Interrompe uno schema in cui nulla deve sopravvivere troppo a lungo perché saturerebbe il mercato, dove una automobile deve essere cambiata ogni tre anni, costi quel che costi, anche a costi di pretesti immaginifici.


E così quel malandrino riporta il mondo indietro, toglie ricchezza e costringe l’uomo a nuove fatiche, lavori e penurie. Equanimemente lo spettro si appresta a distribuire una democratica povertà, di affetti e di beni, una privazione sistematica, un isolamento sociale nutrito di quella paura che crea i miti e le superstizioni.


Come sarà il mondo dopo che lo spettro avrà abbandonato la sua transitoria dimora?

Sarà una landa desolata come le campagne dopo la peste, piena di processioni e roghi per streghe, esorcismi e superstizioni soteriologiche?


O forse saprà riconosce nella distanza un insegnante raffinato che ci ha obbligato a fermarci un momento nella corsa muta e cieca fine a se stessa, verso la favola della libertà assoluta? Sapremo forse ri-conoscere nella quiete un valore senza per questo dover rinunciare alla luce della conoscenza e alla ricchezza dei mezzi materiali?


Se sapremo vivere il Virus come uno stop procedurale, una pausa atta a riconsolidare i punti cardinali della nostra cultura, dati dal sodalizio inscindibile tra riflessione e stabilità con la tumultuosa ricerca della fresca scoperta, il suo operato avrà avuto un senso.


Raramente gli spettri portano una verità monomorfa ed assoluta, anche se spesso ne sono convinti. A volte, a trambusto è finito, il matrimonio tra lo spettro e il suo castello indica una nuova, più illuminata, via. E’ questo il senso degli spettri.


La Natura lo sa bene, e a cicli ogni tanto regala uno spettro agli uomini, che sia di ferro, fuoco o particelle invisibili ma mortali. Perché la Natura è maestra severa ma benevola.


L’uomo deve capire ed imparare, altrimenti, secondo la legge darwiniana della vita, soccombe. La Natura permette la vita solo a coloro che sanno fare buon uso degli spettri.


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