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AMBIENTALISTA, MI CANDIDO CON MARIANI




di Irene Pizzocchero


Sono un'ambientalista e ho deciso di candidarmi contro un'idea di città che mortifica la natura, lo spazio, la bellezza e la salute in favore della redditività immobiliare

Le elezioni amministrative a Milano si terranno probabilmente il 10 ottobre. In quell’occasione, in fondo – perché l’ordine alfabetico non premia noi dalla P in poi, bisognerebbe sorteggiare la lettera d’inizio come alla maturità - a una lista civica ci sarà anche il mio nome.


Sarà una lista civica che contiene la parola ambientalista.


In questi anni - dalla battaglia contro il trasferimento delle facoltà scientifiche dell’Università Statale nell’area ex Expo fino alla strenua difesa del parco Bassini, raso al suolo all’alba del 2 gennaio 2020 con dispiegamento di forse dell’ordine nelle strade del quartiere - ho conosciuto tante persone impegnate in altrettante importanti iniziative contro un'idea di città che mortifica la natura, lo spazio, la bellezza e la salute in favore della redditività immobiliare e della antropomorfizzazione dei luoghi.


Con alcune di loro abbiamo creato a un gruppo che ha dato vita a una lista da presentare alle prossime elezioni amministrative milanesi, accolta in coalizione con Milano in Comune a sostegno di Gabriele Mariani sindaco.


Un gruppo di cittadini che, battaglia dopo battaglia nei quartieri milanesi, cerca di difendere la città dai soprusi di chi comanda e che fa del cemento il suo unico scopo.

Non so dove arriveremo, ma ci proveremo, almeno a prenderci un po’ di spazio sui media, tutti ormai così allineati alla narrazione corrente che dipinge Milano di quel colore green tanto di moda.


Una narrazione che in questi giorni attribuisce al primo cittadino una svolta verde, facendo finta di ignorare tutti i misfatti della sua amministrazione.

Io, per esempio, ho tentato di tutto per salvare il parco Bassini. Le lacrime versate e la sensazione di impotenza per la sua distruzione sono il motivo, o forse solo il più forte, che mi ha fatto scendere in campo.


Vorrei infatti un primo cittadino di Milano che in situazioni come quelle del nostro parco si assumesse le sue responsabilità invece di voltare la testa dall'altra parte e permettere l'uso della polizia nelle strade della sua città contro i suoi cittadini.

Non credo nelle conversioni dell’ultimo minuto. Temo che il verde sia solo il colore di moda da indossare per la prossima campagna elettorale. Solo fumo da gettare negli occhi dei futuri elettori distratti.


Ho scoperto, a spese dell’ambiente in cui vivo, che spesso dove ci sono grandi interessi in campo chi comanda si allea, indipendentemente dall’orientamento politico. Cementodestra e cementosinistra, vengono chiamate queste alleanze.


Io non ho mai avuto tessere di partito e, a parte qualche esperienza giovanile dei tempi del liceo Manzoni, non ho mai fatto politica. Non avevo intenzione di farla.


Oggi però mi sento costretta a mettermi in gioco. L’avevo promesso a sindaco e assessori e pure a un grande architetto, ma loro non se ne saranno accorti, che importa.


Avevo promesso che la strage del parco Bassini non sarebbe passata sotto silenzio. Il mio nome, in fondo alla lista civica, sarà lì a ricordarglielo.


Le lacrime versate quel 2 gennaio 2020 mi hanno dato la forza di combattere con ancora più determinazione per salvaguardare ogni centimetro di suolo milanese, ogni albero minacciato, ogni area verde a rischio.


Per questo, per salvare la mia Milano, adesso mi candiderò. Vorrei proprio vedere alla guida di Milano un vero sindaco ambientalista.



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