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MILANO, UNA STORIA SBAGLIATA



Piccola introduzione musicale


Ambientalisti, possiamo essere fieri della storia di Milano? Della storia degli ultimi 30 anni, possiamo farne vanto? Vorrei che l'interrogativo interrogasse, scuotesse il verde pisello di una comunità chiamata all'appuntamento con il Grande Cambiamento, a cui manca totalmente un grande pensiero in città. Se la Storia siamo noi, Dio fulmini chi si rifugia nelle piste ciclabili, dove, se Dio non esiste, verrà comunque travolto dai ruotoni tassellati di e-bike che ormai sembrano moto da cross o dai monopattini a mono neurone. Di che parliamo, insomma? Di costruire l'ennesimo parco giochi ignobile a beneficio dei conti in rosso e in nero e in nero e blu? O di salvare com'è quell'ignobile piazza d'armi di cemento e asfalto che non si capisce come possa essere lo stadio di Milano? E il quartiere? San Siro? Che orrore è tutto insieme? Forse dovremmo parlare di come la schiatta degli urbanisti con il cuore in mano possa essere sopravvissuta a vergogne tanto gravi. Attendendo che ciò che resta dei Verdi venga segnalato a "Chi l'ha visto", porgiamo dunque, inermi, l'altra guancia a Roberto. 30 dopo arriva un altro schiaffone. Bastera? Basterà a cantare, insieme a De Andrè, che...

È una storia da dimenticare

È una storia da non raccontare

È una storia un po' complicata

È una storia sbagliata


Stefano Golfari





MILANO, UNA STORIA SBAGLIATA

di Roberto Rainoldi


Ho ripensato a com’ero, migliorato forse, eppure sempre polemico. Quindi vi ripropongo un pezzo pubblicato su MilanoAmbiente nell’autunno del 1989. Trentadue anni fa Cadeva il muro di Berlino, io mi ritrovavo quasi da solo a urlare contro la cementificazione della mia Milano. Pubblico perché oggi alcuni si lamentano dimenticandosi che allora, con ruoli via via diversi, si trovavano al fianco di speculatori fino a tangentopoli e poi sino ai giorni nostri.

Il pezzo, riletto oggi, soffriva dello stare in giunta dei miei compagni “Verdi”: Piervito (Antoniazzi) ha vissuto sempre la cementificazione come un destino ineluttabile, Cinzia (Barone) mal mi sopportava. Dei Verdi non rimane nulla, si trovano a fiancheggiare Sala, l’ultimo dei faraoni.

Molti consideravano la questione ambientale una “sega” da snob, per tutti cito il direttore Enrico Mentana, allora craxiano di ferro ed oggi si ritrova ridicolamente tifoso di Greta, manzoniano come me mi liquidò sostenendo che la questione “verde” non era di particolare interesse per la Rai (allora dirigeva TV7).

Molti, architetti e ingegneri, non avendo avuto più prebende, hanno cercato nel tempo nuovi padroni con alterne fortune. Chi è rimasto fuori ovviamente è scontento.

Potrei allungare la lista di nomi e cognomi, cosa che, prima o poi, farò.

Mai ho puntato il dito, quindi si può dire per tutti “Io speriamo che me la cavo” del Maestro D’Orta, e costoro se la sono sempre cavata.

LA COLATA DEI LANZICHENECCHI

di Roberto Rainoldi Autunno 1989

Il cieco e barbaro zelo col quale alcuni anelano all’esterminio dei monumenti che rendono venerabile e temuta la terra d’Italia, è in tempi come i nostri uno strano fenomeno.

Quando i Turchi gettavano nei forni da calce le statue greche, intendevano almeno di fare anche un atto di religione. I nostri fanno unicamente e puramente un atto di ignoranza.”

(Carlo Cattaneo)

“Povera Milano e povera Zona 17” pensavo in una sera nebbiosa d’inverno mentre percorrevo la bretella che collega Via Zurigo al Quartiere Olmi. Un fiume d’asfalto, tre corsie per senso di marcia che conserva per ora il fascino della solitudine.

Per tutti coloro che arrivano oggi nella nostra città, sbarcati dalle campagne o dal mezzogiorno o da Paesi stranieri, la grande metropoli rappresenta la soluzione di problemi legati alla pura sopravvivenza, costoro sono costretti, loro malgrado, ad accettare passivamente la violenza che questo impatto opera sulle loro culture.

Per me, invece, che conservo la memoria storica della città, di una Milano repubblicana appena uscita dalla Resistenza, il ricordo non può farmi dimenticare come e quale sia stato lo sviluppo urbanistico e quanto profonde siano state le trasformazioni ad esso legate. Mutamenti non solo estetici ma soprattutto culturali, all’interno della metropoli si sono uniformati tutti i modelli, rimangono comunque, profonde e insanabili, le differenze tra l’enorme periferia e il centro storico.

A chi addossare la responsabilità del saccheggio sistematico del suolo? Ogni governo, dal dopoguerra ad oggi, ha provveduto a riempire il territorio di scheletri di cemento, privi dei più elementari servizi, ha asfaltato e costruito ponti e sottopassi in onore dell’automobile, in poco più di un quarto di secolo sono stati cancellati i contenuti delle culture contadine e preindustriali per fare largo alla sola democrazia televisiva.

Purtroppo non si vede la fine della “colata” dei nuovi barbari, gli strumenti urbanistici del Comune prevedono altri dieci milioni di metri cubi di cemento dal Piano casa alle cooperative edilizie, San Siro e il nuovo Palasport, il Piano parcheggi, la nuova gronda nord, Montecity e Tecnocity, la Fiera e il Portello, Garibaldi e le Varesine, oltre ad una miriade di piccoli e medi interventi che è impossibile quantificare.

Milano si appresta a subire il più duro sacco in tempo di pace senza che alcuno levi la propria voce, gli strateghi della città sono oramai al soldo del partito trasversale del mattone, l’urbanistica è gestita da ingegneri ed architetti rigorosamente lottizzati, ognuno considera l’edilizia come la gallina dalle uova d’oro.

Parole dure, forse. ma le tendenze culturali cittadine trovano questa conferme in ciò che accade e che accadrà.

Cultura e informazione urbanistica

Se si considerano il suolo e il sottosuolo un patrimonio dell’intera collettività, riducendo innanzitutto alla ragione la rendita fondiaria è possibile programmare interventi urbanistici in completa armonia con la natura.

l modelli da imitare si possono trovare in altri Paesi d’Europa, dove alla tecnica del tutto pieno si è sostituita quella dei vuoti e dei pieni; la pianificazione su grandi aree insieme all’esproprio preventivo consentirebbero persino di far quadrare i conti dei comuni e dello Stato. La reale partecipazione popolare alle scelte urbanistiche potrebbe consentire uno sviluppo armonico del territorio, purtroppo il decentramento è relegato ad un ruolo di sola ratifica delle scelte centrali. Gli amministratori zonali rappresentano in piccolo gli interessi dei vari partiti. le commissioni che verificano i progetti ed elaborano le proposte sono frequentate da tecnici rigorosamente irregimentatie troppo spesso legati alle lobby del cemento, i cittadini liberi dai partiti e disposti a partecipare difficilmente sì contano sulle dita di una mano. Sì può quindi tranquillamente affermare che nella nostra città le scelte che riguardano il territorio vengono promosse nel più totale disinteresse.

Il popolo italico, uscito da poco dalle grotte, subisce ancora il fascino del “miraggio” casa, l’atavica precarietà ha trasformato il diritto naturale ad avere un tetto in un bisogno frenetico per la conquista dell’appartamento di proprietà. Molte sono le ragioni che ancora alle soglie del terzo millennio costringono tante famiglie a vivere con angoscia il problema casa; l'alienazione del patrimonio pubblico, la proprietà di circa il 40% di case e palazzi legata ai grandi gruppi economici che hanno troppi interessi nell'edilizia e nel cemento, la possibilità data dalle Leggi di praticare fitti da usura e quindi facili guadagni; a questi evidenti interessi vanno aggiunte la scandalosa omertà dei mezzi di comunicazione e la vergognosa complicità dello Stato e del Parlamento.

Il patrimonio edilizio italiano ha superato abbondantemente i cento milioni di vani (la stima andrebbe aggiornata costantemente visto il proliferare di cantieri in ogni dove), quindi due vani circa per abitante, eppure gli sfrattati e i senza tetto aumentano in modo costante. A Milano la situazione rasenta il paradosso: da un lato diminuiscono gli abitanti residenti e dall’altro, per rispondere alla domanda di case, si prendono d’assalto le poche aree destinate a verde.

L’assenza di partecipazione e di una corretta informazione lascia il campo alla presunta stampa “libera” che sempre più spesso si trova a magnificare i progetti per la città. I proprietari delle aree, costruttori privati o pubblici che siano). utilizzano uno schema semplice ed efficace: elaborano il progetto. facendolo sostenere da tecnici che lo rivestono di contenuti, lo presentano all’assessorato competente e se le parti, dopo estenuanti contrattazioni, giungono ad un accordo, si invita la stampa; il battage pubblicitario sui media consentirà ai politici di sostenere anche le scelte meno felici.

Piano sregolatore

Poco più di dieci anni ci separano dalla stesura dei Piano Regolatore, un piano che, anche se criticabile, prendeva vita per soddisfare le esigenze delle più diverse parti sociali. Purtroppo il patto sociale, ovvero la tregua concessa dalla speculazione suo malgrado, è stato infranto ripetutamente, si ha l’idea che Milano viva ancora in clima di ricostruzione post bellica.

Le varianti, le varianti delle varianti. I cementieri e i loro complici nei partiti hanno trasformato il PRG in un inutile foglio colorato; gli insediamenti e le devastazioni hanno reso vano ogni sforzo di programmazione.

I trasporti i e la rete viaria risentono del collasso provocato dalla pioggia edilizia; le zone periferiche, dove è più alta la concentrazione di abitanti, si avviano a sopportare il doppio carico di case e terziario e delle nuove bretelle stradali, inutili quanto devastanti, a quanto sopra si deve aggiungere il prossimo sacco del sottosuolo: comitati che favoleggiano strade e uffici sottoterra e chi vuole nascondere un terzo delle vetture in cubi interrati. Al pari della peste portata dai mercenari di Carlo V, che spopolò e dilagò in città proprio per le mutate ed avverse condizioni igienico urbanistiche, questo nuovo flagello insidia subdolamente la salute e la qualità della vita. Acqua e aria, già notevolmente compromesse, si avviano a subire ulteriori alterazioni.

La mancata percolazione delle acque in falda, visto il progressivo depauperamento dei suoli, provocherà il collasso del sistema idrico milanese. I milanesi bevono acqua alle soglie della potabilità e in futuro si aggraveranno le condizioni sia per la qualità che per la quantità; tra le cause oggettive vi sono le probabili mutazioni climatiche, i crescenti bisogni dell’area metropolitana, il carico di inquinanti che giunge da nord attraverso il movimento della falda, le maggiori captazioni sui fiumi che alimentano la pianura. La situazione dell’aria, peraltro, si commenta da sé, senza alcun dato, parlano per noi le bronchiti e le altre patologie dell’apparato respiratorio.

La cintura verde disegnata dal Piano si è ridotta a poco più di alcune spocchiose aiuole e a brucati spartitraffico; i pochi progetti per dotare le periferie di spazi dove sia possibile respirare, passeggiare, ritrovarsi e andare in barca. come avviene altrove, non vedono mai l’inizio.

Considerazioni

Milano piccola “mela” d'Europa, cessa alle soglie del 2000 di somigliare alle nostre città di origine medioevale, per fare il verso alle megalopoli del terzo mondo. I segni di questo destino sono inequivocabili e vale la pena di ricordarli: la costante crescita demografica nelle aree metropolitane; il dilagare delle auto. diventate specifico territoriale, la vocazione ai grandi monumenti, cito per tutti il nuovo palasport, simbolo con le sue anacronistiche torri, di violenza, ogni piramide deve ricordare la potenza e la tracotanza deinuovi faraoni; l’architettura minore se non minorata delle nuove costruzioni poste in periferia, in questo caso il nuovo si riproduce uguale e immutato da più di quarant’anni: cubi e parallelepipedi sono quanto di meglio offre il mercato.

E allora che fare, quanto saremo disposti ad accettare passivi il consumo disordinato dei nostro suolo? La vulnerabilità urbanistica dell’ecosistema milanese è ormai manifesta, è tempo di proposte coraggiose e innovative tra cui il progetto di un nuovo piano regolatore “verde” che comprenda un piano di demolizioni urgenti e necessarie per ridare vita alla città.

La fornitura gratuita di creta o plastilina o di pratiche confezioni di “Lego” (queste più costose) ad architetti ed ingegneri al fine di soddisfare ogni velleità creativa.E infine, per placare l’inesauribile ingordigia dei costruttori/speculatori si debbono promuovere campagne di autotassazione tra i cittadini che regaleranno il ricavato a patto di non saccheggiare ulteriormente il territorio. Pensate che qualcuno possa prendere in considerazione queste proposte? A voi la risposta.


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