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PIAZZA PIOLA E IL GIARDINO ZEN



di Irene Pizzocchero



Con il pretesto di creare un giardino zen, anche la grande area verde centrale di piazza Piola è finita in mano ai dispensatori di cemento e consumatori di suolo.


Sia pure con il beneficio di credere alle migliori intenzioni da parte della fondazione Spazio Teatro NO’HMA Teresa Pomodoro per rendere vivibile il luogo, il prato sta subendo da più di un mese dei trattamenti che dovrebbero essere dichiarati fuori legge se fatti su un’area verde, con l’aggravante dei futili motivi.


Movimenti terra, camion, veicoli, operai, gettate di cemento, addirittura una strada, con tanto di sottofondazione e massetto armato.


Ma perché mai?


Con il patrocinio del Municipio 3, del Comune di Milano e della Regione Lombardia, in piazza Piola si è generato un affronto alla natura, un maltrattamento di un giardino pubblico, con la totale mancanza di attenzione e rispetto per il luogo.


A Milano nel 2021 succede che una fondazione privata può impossessarsi di un giardino e distruggerlo, può entrare prepotentemente in un prato pubblico con betoniere ed escavatori e riempirlo di cemento, può realizzarvi una strada (quanti motorini vi transiteranno un domani?) al posto di un sentiero, può erodere il suo cuore di terra permeabile per posarvi tre cilindroni di pietra.


Anche per piantare dei ciliegi sono saliti coi camion sul prato invece di sostare in strada e hanno movimentato una quantità enorme di terra, con una totale mancanza di rispetto per il luogo e di attenzione per la natura, già sufficientemente provata dallo stare in mezzo a una piazza molto trafficata.





Eppure qui da noi esempi di arte sostenibile, rispettosa dell’ambiente e della natura ce ne sono.


Al parco La Goccia, per esempio, in Bovisa, nel maggio 2019 furono installate venti sculture, che però per rispetto del luogo furono portate in spalla, a pezzi, in sacchetti e scatole, a due a due. Un’azione artistica volta a difendere un luogo unico, non a distruggerlo. Esempi di opere d’arte sostenibili e immerse nella natura, rispettose di luoghi, di flora e di fauna ne possiamo trovare moltissimi, anche in casa nostra senza scomodare gli artisti del Sol Levante.


Sono loro che pagano, ci viene detto dalle istituzioni a giustificazione. Ecco che allora in questa Milano affamata di aria pulita e verde, basta avere i soldi e si può entrare in un giardino pubblico e farne ciò che si vuole.

Il professor Paolo Pileri del Politecnico ci insegna che Milano rimane la terza città italiana sopra i 100.000 abitanti per suolo già consumato (10.581 ettari cementificati, pari al 58,19% nel 2019 dati ISPRA, 2020) ed è la quarta città metropolitana italiana per maggior incremento di temperatura tra aree rurali circostanti e aree urbane (+ 3°C dato ISPRA, 2020), dovuto all’alta densità edilizia, alla forte impermeabilità delle superfici urbane e alla non buona distribuzione e quantità di verde in città.


Se solo fossimo consapevoli che il nostro futuro è in mano alla natura che sappiamo conservare oggi, se solo l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la pandemia ci avessero almeno insegnato il rispetto per l’ambiente, quello che sta succedendo in piazza Piola non sarebbe successo. Non in una in una città moderna, innovativa, a passo coi tempi e attenta ai bisogni dei suoi abitanti.


Potevamo “imparare che si mette mano a un’area verde migliorandone la prestazione ecologica”, come ci dice il professor Pileri e il Teatro NO’HMA aveva l’occaisone per dare a tutta la cittadinaza un utile insegnamento di “armonia e compartecipazione tra uomo e natura”, come si legge sulla sua pagina Facebook. Peccato.


Un’occasione sprecata e una parte di area verde e di suolo permeabile perduta per sempre.


A Città Studi, che ha già vissuto la distruzione del Parco Bassini e l’eliminazione del boschetto tra viale Romagna e piazza Leonardo da Vinci, non abbiamo ancora imparato. Purtroppo, anche le attuali amministrazioni e queste fondazioni culturali non hanno ancora assimilato il concetto di ecologia.



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