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PIETA' L'E' MORTA

di Roberto Rainoldi








Io e il Microbo a colloquio mentre qualcuno, chissà dove, intona un canto d’altri tempi.



25 febbraio 2021



Ci siamo già incontrati tempo addietro, a debita distanza, ed oggi raccolgo volentieri le osservazioni dell’ospite più indesiderato del momento, lo trovo così piccolo e insignificante eppure non si fa che parlare (e quanto scrivere) di lui. A lui la parola (è diventato poliglotta), a me gli interrogativi che non trovano risposte.


Microbo: «In principio fu il caos, parlo di noi microbi, ci siamo sparsi ovunque contenti per la folla che ci incontrava ora siamo un poco stanchi e per dirla come gli umani “ci meriteremmo un po’ di ferie”; poi, come al solito, ci facciamo prendere dalla frenesia del fare; sapete, in fondo, ci somigliamo molto, tutti a chiedersi da dove veniamo e fin dove andremo, rispolverando l’umano Monod direi che siamo il caso e la necessità, caso perché neppure noi si sa da dove abbiamo origine, necessità come igiene del mondo.»


Io: «Parole dure da ascoltare ma c’è del vero, e come si sono comportati gli umani, in particolare gli italici?


Decido di intervenire ad un anno di distanza dal 21 febbraio 2020, giorno in cui la nostra piccola comunità di umani (siamo due) e animali (tanti) ha improvvisamente preso coscienza della serietà della situazione, fortuna volle che assistemmo al dilagare del panico dal vivo in uno degli ospedali più prestigiosi di Milano, il Policlinico, eppure nei mezzi di comunicazione la presenza del microbo era decisamente sottovalutata.


Ora siamo a quasi 100.000 connazionali morti (21 febbraio 2021), poco ci manca, di loro non si conoscono i nomi, le storie, le vite; si dice che in media avevano più di ottant’anni, più uomini che donne (in Gran Bretagna pare più donne che uomini), alcuni noti, pochi, e i più, tanti, “nessuno”. Di questa strage chi si prende la responsabilità, tutti a dire che il fato è imprevedibile, che “da sempre” le epidemie hanno afflitto l’umanità. Da parte mie ho alcune certezze, alcuni sospetti e pochissime verità, pongo interrogativi e mi piacerebbe avere delle risposte.


Ad esempio le mie modeste nozioni sulle epidemie e su come impedirne il dilagare poggiava su pochi punti fermi: chiudere il Paese, la regione, la città e il paesino in entrata e in uscita, confinando i contagiati e ponendoli in quarantena, attendendo quindi lo spegnimento dei focolai. Nulla però nel nostro Paese e in gran parte del mondo è stato pensato ed eseguito in siffatto modo, si è preferito lasciar girare il microbo. Ora che sia anziano e, forse, anche rimbambito è possibile, rimane il fatto che nessuno ne ha fatto menzione, nessuno ha detto o scritto di azioni drastiche (per davvero) per limitare l’epidemia. Anzi.»


Microbo: «Cavolo che casino avete fatto! Comunque sia il popolo dei microbi ringrazia, ancora non si sa se tanta grazia sia arrivata perché ormai vi credete invincibili e immortali, così pieni della vostra superbia; oppure perché la sovrastruttura che avete costruito intorno a voi, l’economia, è divenuta così importante da non farvi comprendere la portata del problema. Direi che a questo punto preparatevi ad un clistere per alcuni anni a venire».


Io: «Sintetico e brutale. Da parte mia mi chiedo innanzitutto a che servano o siano serviti i Servizi Segreti Militari o quelli Interni, vorrei sapere se hanno avuto sentore e comunicato in qualche modo il pericolo della imminente pandemia, se fossero preparati alla guerra batteriologica, se avessero avuto qualche notizia, taciuta o nascosta al nostro governo, oppure se questi siano impegnati, al solito, nella ricerca di anarchici e pericolosi sovversivi o nella consegna di nostri soldi per italiani rapiti o tenuti prigionieri all’estero. Certo è brutta gente, non da oggi ma da sempre. Resta il fatto che abbiamo Servizi Segreti che servono a ben poco, presi in beghe interne o impegnati nella confezione di dossier su tizio e caio, usi quindi a distribuir notizie e costumi per favorire il principe del momento. Non hanno anticipato la gravità della situazione e ben più grave sarebbe se l’hanno sottaciuta. Ora si aprano gli archivi e si punisca chi ha taciuto o chi non ha lavorato, si licenzi senza liquidazione e con ignominia.


Se l’apparato di intelligence non si è dimostrato all’altezza, presunti scienziati hanno navigato in un mare che somiglia al liquame suino, affiancati in batteria da un corpo politico indistinto nella sua multiformità e nella fattispecie completamente assente e incapace. La rappresentanza delle diverse fazioni parlamentari ha dimostrato di non sapere che fare alla presenza di una malattia nuova e sconosciuta, nessuno aveva mai preso sul serio le argomentazioni di chi, dopo AIDS, Ebola e Aviaria, aveva previsto con largo anticipo, in particolare dal 2000 in poi, l’insorgere di nuove letali infezioni.

Usi solo ad aprir bocca come a dar fiato al proprio deretano. Ricordarli o farne menzione è ora un privilegio per loro che purtroppo non rende giustizia ai troppi morti. Che dire poi dei Piani contro le epidemie, immutabili nel tempo, uno buono per tutte le stagioni (influenzali), ministri che non sanno e tecnici che non sanno altrettanto. Sta di fatto che se qualcuno avesse sparso il virus intenzionalmente o, come è capitato, ci ha pensato Madre Natura, il nostro Paese era impreparato, non disponeva di nulla, dico nulla: mascherine, camici, respiratori, presidi medici di contenimento, ecc., insomma il vuoto. Qualcuno sarà mai punito severamente per strage e per i danni permanenti dei sopravvissuti? Sarà il solito demenziale rito di assoluzione o altro?


Torno sul corpo dei medici e degli scienziati (parva materia). A loro ho sempre affidato (con riserva) la vita delle persone a me care e oggi li ritrovo a rilasciare dichiarazioni e a partecipare a trasmissioni radiofoniche o televisive al pari di artisti da strapazzo, alcuni riproposti con pervicacia al di là delle idiozie somministrate in più dosi nel corso dell’anno passato. Che abbiano ora la decenza di confessare la propria ignoranza/impotenza, che dicano che vivere o morire è un gran colpo di culo, che il futuro sta nei disegni imperscrutabili dell’evoluzione di tutte le specie, che non sarà la scienza a risolvere ogni nostro affanno e infine che l’evoluzione del virus è il miracolo della vita, poi stiano in silenzio.»


Microbo: «Mi diverte sentirti dissertare di voi” – mi interrompe il microbo – “Possibile che la vostra specie se uccide e determina l’estinzione di altre specie non risponda di genocidio. Continuate imperterriti a parlare solo di voi. La natura rimane sempre matrigna, dal lupo cattivo al serpente tentatore, dal sudicio ratto sino alla zecca, proprio non riuscite mai a vedere il disegno di insieme e allora non ci rimane che intervenire e riportarvi alla realtà. comunque vada per noi sarà un successo, per voi una punturina sulla spalla tutti gli anni a venire… e chissà se basterà.»


Pausa imbarazzata, silenzio, e ognuno pianga i suoi morti.

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