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VIRUS: SERVIRA' LA LEZIONE?

Abbiamo mostrato tutte le fragilità del nostro sistema sanitario, abbiamo visto il peggio del peggio della politica e della tecnica. Ma finita la pandemia, dimenticheremo i nostri errori.


di Guido P. Broich



Marco Vitale scrive di “Ammaestramenti del Coronavirus” dei quali si spera che nel mondo la gente e la politica possano trarne vantaggio. Una riflessione sulla globalizzazione selvaggia come traguardo auspicabile per tutti, sulla cooperazione sanitaria tra i paesi, sulla labilità del nostro sistema economico e finanziario. E sopratutto sulle priorità della spesa della Stato, sul fatuo e sul necessario. Come medico igienista, davanti all’attuale disastro sanitario ed economico, vedo necessaria una analisi sui numeri, prima di dire cosa mi aspetto per il dopo.


È noto che l’elevata densità di popolazione e facilità degli spostamenti rendono altamente probabile l’insorgenza di un fenomeno infettivo globale. SARS, MERS, e Ebola sono stati avvisaglie potenti. La SARS fece scattare controlli alle frontiere e misure che permisero di limitare il fenomeno. Con il COVID19 invece è andata male in tutto il mondo. Si sapeva del problema da fine 2019, a gennaio erano evidente la pericolosità ben superiore alla SARS, ma ancora a metà febbraio, ad epidemia in corso, l’OMS e molti governi ridicolizzavano il pericolo, colpevolmente allineati alla politica di disinformazione cinese. Il virus potè diffondersi con tranquillità. Quando finalmente la ragione vinse sulla politica era troppo tardi. Questa colpevole miopia di coloro che volevano compiacere il grande partner economico nemico di Trump si tramutò poi nella peggiore delle confusioni possibili.


Il COVID19 si caratterizza per una elevata infettività e nella maggioranza dei casi decorre con scarsi sintomi. Solo in alcuni casi può dare come complicanza grave una polmonite interstiziale che richiede assistenza ventilatoria a volte anche meccanica. Dal report OMS del 28 aprile risultavano in Italia 199414 casi e 26977 morti (13,5%) e 156337 casi e 5913 morti (3,8%) in Germania. Sulla disponibilità di autorespiratori e letti ospedalieri, mancanti da noi, il Sole24Ore del 28 Aprile 2020 riferisce che “il numero totale di letti in terapia intensiva era 31.516 di cui 59% occupati, 12.789 liberi” in Germania. Dalle statistiche dei morti italiani mancano poi i casi mai sottoposti a tampone e morti nelle RSA e a casa per mancanza di posti ospedalieri.


Ma perché eravamo così impreparati? Il 2 aprile 2015 l’allora ministro Balduzzi emette un decreto, il DM70, che indica il numero di letto ospedalieri in 3,7 ogni 1000 abitanti. Per confronto (CIA World Factbook riassunto sul sito indexmundi.com) ai primi posti abbiamo Monaco (13,8) e Giappone (13,4). La Germania è all’8° posto con 8,3, la Russia al decimo con 8,2 e la Francia al ventesimo con 6,5. Al 32° troviamo Cuba. L’Italia si pone al 67° posto, con 3,4 letti ogni mille abitanti, appena prima degli Stati Uniti, che con 2,9 occupano il 76° posto. Secondo una tabella pubblicata da “quotidiano sanità.it” il 15 febbraio del 2019, già nel 2016 l’Italia aveva 3,6 letti, che scendono a 3,5 nel 2017, sotto il requisito e calanti.


Passando alla spesa sanitaria in percentuale sul PIL (Eurostat 2017) abbiamo una media EU 9,9% con Germania al 11,3, Francia al 11,3 e Italia al 8,8. Secondo il rapporto OCSE 2018 la spesa è distribuita tra totale, pagamento pubblico e pagamento diretto dal cittadino (€): Germania 5551/4869/682, Francia 4600/4069/532, Italia 3391/2621/769. Il tanto decantato Sistema Sanitario Nazionale, che doveva essere gratuito ed universale, paga solo il 53,8% della Germania, e il cittadino deve aggiungervi di tasca propria il 6,1% in più.


Infine abbiamo visto in questa occasione il peggio del peggio della politica e della tecnica. Dalla politica non c’era da aspettarsi molto, ma sorprende che molti tecnici, riuniti in comitati pletorici e confusionari, hanno sostenuto tesi compiacenti di cui conoscono perfettamente l’assurdità.


Cosa mi aspetterei dal futuro? Mi auguro che si capisca che per avere una Sanità decente bisogna investire, risparmiare in Sanità è autolesionista. Che per garantire la salute bisogna disporre dei mezzi idonei: chiudere ospedali e letti in modo indiscriminato non è un buon affare. Che ci si renda conto che le emergenze avvengono in modo subitaneo e bisogna prepararsi in anticipo. Che la litigiosità politica possa trovare il proprio palcoscenico in argomenti meno critici di Sanità e emergenze, da lasciare ai competenti. “Ofelè fa el to mesté” – il politico faccia il politico e il tecnico il tecnico. E soprattutto, che torni la volontà di selezionare politici e tecnici degni di tal nome e smettere di vergognarsi o temere il merito. Di avere il coraggio di scegliere persone capaci, e non solo fedeli della linea di partito. Di tornare alla Democrazia, dopo una scivolata pericolosissima verso la dittatura.


Cosa credo che avvenga veramente? Assolutamente nulla. “post festum fatuus superest” – passato lo spavento vedremo che si ripeterà il passato: grandi dichiarazioni in un turbinio esemplare, ma solo per poi sedimentare come la sabbia al mare.


Spero di sbagliarmi. Spero che il popolo sovrano si ricordi di esserlo. Per il futuro di tutti noi.


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